Ultimo aggiornamento il 16 Settembre, 2026 da Padre Romano Zago
L’Aloe arborescens è una pianta succulenta della famiglia delle Asphodelaceae, meno nota al grande pubblico rispetto alla “cugina” Aloe vera (Aloe barbadensis), ma da decenni oggetto di attenzione nella medicina popolare italiana, soprattutto grazie alla divulgazione e alle testimonianze riportate da Padre Romano Zago, tramite le sue interviste e i suoi libri.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a indagare più a fondo i meccanismi biologici alla base delle sue proprietà, in particolare quelle legate alla capacità di modulare il sistema immunitario.
Prima di addentrarci nel cuore del discorso, è bene però fare una distinzione importante tra proprietà immunostimolante ed immunomodulante.
- immunostimolante: significa che tende ad alzare il “livello di attività” delle difese. Un esempio è l’Echinacea, una pianta nota in fitoterapia per il suo effetto stimolante sul sistema immunitario. Ciò risulta utile in caso di deficit immunitari, dovuti ad esempio ad infezioni virali o batteriche, ma al contempo controindicata nei casi in cui il sistema immunitario sia già troppo reattivo, come nelle patologie di natura autoimmune, o nei soggetti allergici.
- immunomodulante: in questo caso parliamo di una sostanza che regola e bilancia l’attività del sistema immunitario a seconda delle necessità dell’organismo. Ovvero sollecitandolo quando è in deficit e frenandolo quando è troppo reattivo. E’ questo il caso dell’Aloe.
Vediamo più nel dettaglio il suo meccanismo d’azione.
I principali composti bioattivi
Le proprietà dell’Aloe arborescens vengono attribuite soprattutto a un ristretto gruppo di molecole presenti nel gel e nel lattice delle foglie:
- Acemannano: un polisaccaride acetilato a base di mannosio, considerato il principale responsabile degli effetti immunomodulanti della pianta.
- Aloe-emodina: un antrachinone concentrato soprattutto nel lattice e nella cuticola esterna della foglia, studiato per attività antinfiammatorie, antivirali e antiproliferative.
- Polisaccaridi minori e composti fenolici: molecole con attività antiossidante che contribuiscono, secondo gli studi preclinici, alla modulazione di alcune vie infiammatorie.
Come agisce l’acemannano sul sistema immunitario
Gli studi [1,2,3,4] condotti principalmente su colture cellulari (in vitro), mostrano che l’acemannano riesce a “comunicare” con alcune cellule del sistema immunitario, in particolare i macrofagi e le cellule dendritiche, che sono tra le prime a intervenire quando il corpo deve difendersi da qualcosa.
Questa molecola si aggancia a specifici recettori sulla loro superficie e attiva una serie di segnali interni alla cellula, che alla fine determinano come queste cellule si comporteranno.
La cosa interessante è che l’effetto non è sempre lo stesso, e questo è uno degli aspetti meno conosciuti di questa sostanza.
In alcune situazioni, l’acemannano “accende” i macrofagi, spingendoli verso una risposta più aggressiva e infiammatoria: producono più sostanze che richiamano infiammazione (come alcune citochine) e altre molecole usate per combattere agenti esterni.
In altre situazioni – per esempio quando l’infiammazione è già troppo forte, come succede in certe polmoniti gravi studiate sui topi, dove il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo (la cosiddetta “tempesta di citochine”) – l’acemannano fa l’esatto contrario: calma i macrofagi, li spinge verso una modalità più “riparativa” e antinfiammatoria, riducendo il danno ai tessuti.
Questa doppia natura è la ragione per cui gli studiosi preferiscono parlare di attività “immunomodulante” piuttosto che semplicemente “immunostimolante”: la molecola sembra in grado di riequilibrare la risposta immunitaria a seconda del contesto, più che spingerla univocamente in una direzione.
Va però precisato che si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di osservazioni ottenute su cellule in coltura o in animali da laboratorio, non di dati raccolti su pazienti umani.
Studi clinici sull’uomo
Gli studi clinici purtroppo sono piuttosto limitati e condotti solo su estratti dell’Aloe vera (Aloe barbadensis). Il più interessante è stato condotto su soggetti affetti da malattie autoimmuni dell’intestino, quali morbo di Crohn e colite ulcerosa.
1 – Studio su morbo di Crohn e colite ulcerosa
Uno studio [5] interessante relativamente all’effetto dell’Aloe su malattie autoimmuni è stato condotto su 9 pazienti con malattie infiammatorie intestinali (Crohn, colite ulcerosa e condizioni simili), di età tra 14 e 46 anni (4 donne e 5 uomini).
Erano tutti pazienti che non avevano risposto alle terapie convenzionali (cortisone, sulfasalazina, 6-mercaptopurina, metronidazolo).
Come è stato condotto
- Non c’era un gruppo di controllo né placebo: tutti i pazienti hanno ricevuto un estratto di acemannano.
- La dose era di 200 mg al giorno in capsule.
- I pazienti venivano valutati con tre criteri: un punteggio clinico (diarrea, sangue nelle feci, muco, dolore addominale, crampi), un punteggio endoscopico (ulcerazioni, infiammazione della mucosa) e un punteggio istologico (esame al microscopio di campioni di tessuto).
I risultati riportati
- Il punteggio clinico medio è sceso da 4,56 a 0,44 dopo il trattamento.
- Il punteggio endoscopico è sceso da 3,88 a 0 (ma solo 2 pazienti su 8 hanno accettato di ripetere l’endoscopia dopo la terapia).
- Nessun paziente ha accettato una nuova biopsia dopo il trattamento, quindi il dato istologico post-terapia non è disponibile.
- Alcuni pazienti hanno riferito di essersi sentiti “praticamente senza dolore e senza sintomi” entro 2-5 giorni; in altri, soprattutto con malattia più localizzata (ileite, Crohn focale), l’effetto è stato più lento e meno marcato.
- Non sono stati osservati effetti avversi attribuibili all’acemannano.
E’ un dato interessante come segnale preliminare, ma per gli standard della medicina basata sulle evidenze si tratta di uno studio pilota molto debole, non di una prova solida di efficacia.
2 – Sclerosi multipla studio su modelli animali
Uno studio [6] ha utilizzato topi con encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE), uno dei principali modelli animali della sclerosi multipla. La somministrazione orale di Aloe vera ha ridotto la gravità clinica, l’infiltrazione infiammatoria nel sistema nervoso centrale e alcuni marcatori immunitari, tra cui l’IFN-γ.
3 – Visione d’insieme più recente
Una revisione scientifica del 2025 [7] ha messo insieme diversi studi sul tema, concludendo che l’Aloe vera sembra capace di regolare l’equilibrio ormonale, la produzione di autoanticorpi e la segnalazione di citochine come IL-1β, TNF-α e interferone-γ, oltre a favorire un riequilibrio della risposta immunitaria riducendo alcune sottopopolazioni di cellule T pro-infiammatorie e promuovendo quelle regolatorie.
Gli autori la descrivono come una possibile strategia complementare per contrastare l’infiammazione cronica legata all’invecchiamento del sistema immunitario, che è uno dei meccanismi coinvolti nelle malattie autoimmuni.
Per concludere
Al di là delle singole testimonianze pubblicate da Padre Romano Zago nei suoi scritti, ci sono numerosi studi in vitro, e limitati studi in vivo su animali e ancor meno studi preclinici su uomini (solo su Aloe Vera).
Le revisioni complessive degli studi clinici sull’Aloe Vera hanno trovato molti risultati apparentemente positivi, ma la maggior parte delle evidenze è stata giudicata debole, spesso per campioni piccoli e problemi metodologici.
Per cui a livello scientifico sono necessari ulteriori studi per poter dare un giudizio effettivo sulle potenzialità terapeutiche dell’Aloe relativamente alla cura di patologie autoimmuni.
Bibliografia scientifica
- Acemannan, a beta-(1,4)-acetylated mannan, induces nitric oxide production in macrophage cell line RAW 264.7 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8863833/
- Activation of a mouse macrophage cell line by acemannan: the major carbohydrate fraction from Aloe vera gel https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8956975/
- Nitric oxide production by chicken macrophages activated by Acemannan, a complex carbohydrate extracted from Aloe vera https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7558512/
- Upregulation of phagocytosis and candidicidal activity of macrophages exposed to the immunostimulant acemannan https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9278177/
- Uses of aloe products in the treatment of inflammatory diseases https://image-ppubs.uspto.gov/dirsearch-public/print/downloadPdf/5587364
- Therapeutic approach by Aloe vera in experimental model of multiple sclerosis https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20233107/
- Anthraquinones and Aloe Vera Extracts as Potential Modulators of Inflammaging Mechanisms: A Translational Approach from Autoimmune to Onco-Hematological Diseases https://www.mdpi.com/1420-3049/30/6/1251


