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Aloe / Le proprietà depurative e disintossicanti dell’Aloe arborescens
proprietà depurative aloe arborescens

Le proprietà depurative e disintossicanti dell’Aloe arborescens

By Padre Romano Zago | Settembre 1, 2026

Ultimo aggiornamento il 1 Settembre, 2026 da Padre Romano Zago

Uno dei benefici dell’Aloe arborescens attribuiti dalla medicina popolare e dallo stesso Padre Romano Zago, è l’azione disintossicante e depurativa a carico del fegato e dell’intestino.

Questo soprattutto in virtù della sua capacità di migliorare la regolarità intestinale.

Negli ultimi anni, diversi studi scientifici hanno iniziato a indagare i meccanismi biologici alla base di queste proprietà, offrendo un quadro più solido — anche se ancora parziale — rispetto alla tradizione popolare.

Cosa contiene l’Aloe arborescens

Il gel e la cuticola delle foglie di Aloe arborescens racchiudono un ampio spettro di sostanze bioattive: polisaccaridi (tra cui l’acemannano), antrachinoni (aloina e aloe-emodina), composti fenolici, flavonoidi, vitamine e aminoacidi.

È proprio la sinergia tra queste componenti a spiegare le diverse azioni depurative osservate negli studi.

1. Protezione epatica

Uno degli aspetti meglio documentati riguarda la capacità epatoprotettiva dell’Aloe arborescens, o meglio sembra sia in grado di proteggere il fegato dallo stress ossidativo, in particolare quello indotto da alcol.

Uno studio del 2023 pubblicato sul Journal of Microbiology and Biotechnology, condotto su modello (C57BL/6J), ha dimostrato che un estratto di foglie di Aloe arborescens è in grado di attenuare significativamente l’aumento dei livelli sierici ed epatici di transaminasi (AST, ALT) e trigliceridi indotto dalla somministrazione di etanolo, oltre a inibire l’infiltrazione di cellule infiammatorie e l’accumulo di grasso nel tessuto epatico.

Lo stesso studio ha evidenziato che l’estratto regola efficacemente enzimi e marcatori coinvolti nello stress ossidativo da alcol, come il citocromo P450 2E1 e la superossido dismutasi, e aumenta l’espressione epatica di due proteine chiave nella risposta antiossidante cellulare, HO-1 e Nrf2.

In estrema sintesi lo studio dimostra che, nei topi sottoposti a danno epatico acuto da etanolo, l’estratto di Aloe arborescens è in grado di:

  • ridurre il danno epatico (AST, ALT e accumulo di trigliceridi);
  • ridurre infiammazione e steatosi nel fegato;
  • contrastare lo stress ossidativo, anche attraverso l’attivazione della via Nrf2/HO-1.

Naturalmente è solo uno studio preclinico su topi, e non dimostra che l’Aloe arborescens possa avere lo stesso effetto nell’uomo, né che possa prevenire i danni dell’alcol nelle persone.

2. Attività antiossidante diretta

aloe arborescens foglie verdi
Aloe arborescens

Un secondo filone di ricerca ha analizzato il profilo chimico e l’attività antiossidante dell’estratto di foglia intera di Aloe arborescens.

Uno studio pubblicato sulla rivista Plants ha caratterizzato tramite gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS) la composizione dell’estratto, individuando circa 26 composti, e ne ha testato la capacità antiossidante tramite i saggi DPPH e ABTS, i due metodi standard per misurare la capacità di neutralizzare i radicali liberi.

La capacità di neutralizzare i radicali liberi in eccesso è precisamente il meccanismo con cui si spiega, a livello cellulare, l’azione “disintossicante” della pianta: meno radicali liberi significa meno danno ossidativo alle cellule di fegato, reni e altri tessuti coinvolti nei processi di eliminazione delle tossine.

3. Azione lassativa e depurativa intestinale

Gli antrachinoni presenti nella corteccia della foglia — in particolare l’aloina — sono responsabili della nota azione lassativa dell’Aloe arborescens, tradizionalmente sfruttata per favorire l’eliminazione intestinale e, indirettamente, la “pulizia” dell’organismo.

Questo effetto lassativo è anche il motivo per cui l’assunzione del preparato può causare, nei primi giorni, lievi episodi di dissenteria, un effetto collaterale noto e generalmente transitorio.

Un transito intestinale più rapido riduce il tempo di contatto tra le feci e la mucosa intestinale, e questo ha effetti disintossicanti dimostrabili su due fronti:

Circolazione enteroepatica di acidi biliari e ormoni.

Un transito intestinale lento è associato a un aumento della circolazione enteroepatica di acidi biliari, della massa batterica escreta e della fermentazione di acidi grassi a catena corta, con effetti documentati anche sugli ormoni steroidei. Uno studio randomizzato crossover su volontari sani ha confermato che accelerare il transito con un lassativo (senna) altera in modo misurabile sia la composizione del microbioma fecale sia il profilo degli acidi biliari rispetto al rallentarlo con loperamide.

Riduzione del riassorbimento di composti tramite la circolazione enteroepatica.

Diverse sostanze — inclusi farmaci e metaboliti — vengono escrete nella bile, riassorbite nell’intestino e rimesse in circolo (ciclo enteroepatico). Più lento è il transito, più tempo hanno questi composti per essere riassorbiti anziché eliminati con le feci; accelerare il transito riduce quindi, in linea di principio, questa “ricircolazione”.

Quindi effettivamente, per quello che sappiamo dagli studi fatti finora, migliorare il transito intestinale può ridurre l’intossicazione indotta dal riassorbimento di alcuni sostanze.

4. Il contesto della ricerca clinica sull’uomo

Va detto con chiarezza che gran parte delle evidenze scientifiche più solide sull’Aloe arborescens proviene da studi su modelli animali o in vitro, non da trial clinici randomizzati sull’uomo condotti specificamente per valutare l’effetto “depurativo”.

Lo studio clinico più noto sull’uomo — quello del team dell’Ospedale San Gerardo di Monza, guidato da Lissoni e colleghi e pubblicato sulla rivista In Vivo nel 2009 — ha valutato l’associazione tra chemioterapia e Aloe arborescens in pazienti oncologici, riconducendo l’effetto della pianta a tre meccanismi: azione antiproliferativa, immunostimolante e antiossidante.

Si tratta però di un ambito diverso (supporto oncologico), non di uno studio sulla depurazione dell’organismo in soggetti sani.

Studi sull’Aloe Vera

fegato depurato

L’Aloe Vera (Aloe barbadensis) è la varietà di Aloe più nota e più commercializzata, per cui ha una base di ricerca molto più ampia dell’Aloe arborescens.

Ecco gli studi più interessanti pubblicati su questa pianta, anche in questo caso per lo più studi preclinici in vitro, o su modelli animali.

1. Protezione epatica da tossine chimiche

Lo studio più citato in questo ambito è quello di Chandan et al., che ha testato un estratto acquoso di Aloe barbadensis contro l’epatotossicità indotta da tetracloruro di carbonio (CCl4) nei ratti — un modello sperimentale classico per simulare un danno epatico tossico.

L’estratto ha mostrato un’attività epatoprotettiva significativa, dimostrata dal ripristino di transaminasi sieriche, fosfatasi alcalina, bilirubina e trigliceridi verso i valori normali, oltre alla normalizzazione della perossidazione lipidica e del glutatione.

Lo studio ha inoltre mostrato che l’estratto stimola la secrezione biliare e migliora la capacità escretoria degli epatociti — un dato particolarmente rilevante per la nozione di “depurazione”, perché la bile è uno dei principali veicoli con cui il fegato elimina le sostanze di scarto.

2. Protezione epatica da alcol

Un secondo studio ha valutato i polisaccaridi del gel di Aloe vera in un modello murino di epatopatia alcolica cronica.

Il trattamento ha attenuato i livelli di transaminasi sieriche, lipidi e trigliceridi epatici e ha migliorato le alterazioni istopatologiche del fegato, con un effetto epatoprotettivo attribuito alla capacità antiossidante e alla capacità di accelerare la lipolisi e inibire la risposta infiammatoria.

3. Attività antiossidante diretta

Uno studio pubblicato su una rivista specializzata ha misurato il contenuto fenolico e flavonoidico totale dell’Aloe vera, insieme alla capacità di neutralizzare i radicali liberi (DPPH) e al potere riducente ferrico (FRAP), confermando che sia il gel che la buccia della foglia possiedono una significativa attività antiossidante, con la buccia che ha mostrato il contenuto fenolico più elevato e la maggiore capacità antiossidante.

Come si utilizza tradizionalmente

Il preparato più diffuso è il succo ottenuto dalla lavorazione a freddo delle foglie, spesso combinato con miele e, in alcune ricette, un distillato alcolico — la celebre formulazione divulgata da Padre Romano Zago. Il succo puro di Aloe arborescens, disponibile anche in commercio, viene invece utilizzato più semplicemente per beneficiare dell’azione depurativa e lenitiva sul tratto gastrointestinale.

Conclusione

Sia l’Aloe arborescens che l’Aloe vera possiedono un profilo fitochimico interessante, con evidenze scientifiche — per ora prevalentemente precliniche — a sostegno delle sue proprietà epatoprotettive, antiossidanti e lassative, che nel loro insieme spiegano la fama “depurativa” tramandata dalla tradizione popolare.

Resta comunque un rimedio da usare con consapevolezza, non un sostituto di uno stile di vita sano o di cure mediche necessarie.

Fonti scientifiche

  • Choi J. et al., “Fermented Aloe arborescens Miller Leaf Extract Suppresses Acute Alcoholic Liver Injury via Antioxidant and Anti-Inflammatory Effects in C57BL/6J Mice” — PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10164728/;
  • “Chemical Profile, Antioxidant and Antibacterial Activities, Mechanisms of Action of the Leaf Extract of Aloe arborescens Mill”, Plants, 2023 — PMC: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9968107/;
  • Lissoni P., Rovelli F., Brivio F. et al., “A randomized study of chemotherapy versus biochemotherapy with chemotherapy plus Aloe arborescens in patients with metastatic cancer”, In Vivo, 2009;23(1):171-5 — https://iv.iiarjournals.org/content/23/1/171.full;
  • Anwar W.A. et al., “Aloe arborescens preparation and liver health”, European Journal of Oncology, 2009;14:93-101 (citato in: A Systemic Review on Aloe arborescens Pharmacological Profile, Phytotherapy Research, 2016);
  • Cummings J.H., Bingham S.A. et al., “The metabolic consequences of slow colonic transit”, American Journal of Medicine — https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0002927099003275“Changing Gastrointestinal Transit Time Alters Microbiome Composition and Bile Acid Metabolism: A Cross-Over Study in Healthy Volunteers” — https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC12435802/;
  • Chandan B.K. et al., “Hepatoprotective potential of Aloe barbadensis Mill. against carbon tetrachloride induced hepatotoxicity” — PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17291700/;
  • “Hepatoprotective potential of Aloe vera polysaccharides against chronic alcohol-induced hepatotoxicity in mice” — PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24272968/;
  • “In Vitro Antioxidant Effects of Aloe barbadensis Miller Extracts and the Potential Role of These Extracts as Antidiabetic and Antilipidemic Agents” — PMC: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6268777/.

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