Ultimo aggiornamento il 1 Settembre, 2026 da Padre Romano Zago
Abbiamo parlato spesso dell’Aloe arborescens e delle sue numerose proprietà tradizionalmente attribuite.
Esistono, tuttavia, molti altri alimenti che possono contribuire a una dieta equilibrata e ricca di sostanze bioattive, aiutando a mantenere l’organismo in buona salute. Tra questi troviamo la cipolla, un alimento comune ma particolarmente interessante dal punto di vista nutrizionale e fitochimico.
La cipolla contiene infatti flavonoidi, composti solforati e altre sostanze bioattive, tra cui la quercetina, una molecola ampiamente studiata per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
È proprio la presenza di questi composti ad aver suscitato interesse nella ricerca scientifica, anche in relazione ai meccanismi biologici coinvolti nello sviluppo delle malattie croniche e dei tumori.
Proprietà delle Cipolle

La cipolla è un alimento ricco di sostanze nutritive e composti fitochimici. Tra le caratteristiche maggiormente studiate troviamo l’attività antiossidante, antinfiammatoria e il possibile ruolo nel metabolismo del glucosio.
1. È ricca di composti antiossidanti
La cipolla contiene diversi nutrienti e sostanze bioattive, tra cui vitamina C, flavonoidi e composti solforati.
Queste molecole contribuiscono ai sistemi di difesa dell’organismo contro lo stress ossidativo, un processo fisiologico che, quando eccessivo o prolungato, può contribuire al danno cellulare.
2. Può influenzare il metabolismo del glucosio
La cipolla è stata studiata anche per i possibili effetti sul metabolismo della glicemia e dell’insulina.
Alcuni suoi composti possono influenzare diversi processi coinvolti nella regolazione del glucosio [1]. Questo ha portato a studiare la cipolla e altri alimenti vegetali anche nell’ambito della ricerca sui fattori metabolici associati alle malattie croniche.
3. Contiene quercetina, un potente antiossidante
La cipolla rappresenta una delle principali fonti alimentari di quercetina, un flavonoide con spiccata attività antiossidante, presente anche in altri alimenti di origine vegetale, come mele, uva, frutti di bosco, ciliegie, capperi e tè.
La quercetina è stata oggetto di numerosi studi sperimentali, alcuni dei quali hanno analizzato il suo possibile ruolo nei meccanismi cellulari coinvolti nello sviluppo e nella progressione tumorale.
Quercetina e ricerca sul Cancro
Il quercetina è uno dei flavonoidi più studiati in ambito oncologico. Ecco un quadro completo di cosa dice la letteratura scientifica, organizzato per tipo di evidenza.
Meccanismi d’azione proposti (studi preclinici)
Gli studi in vitro e sui modelli animali indicano diversi meccanismi con cui la quercetina agirebbe contro le cellule tumorali:
- Induzione di morte cellulare programmata: nel cancro gastrico, la quercetina è in grado di indurre diverse forme di morte cellulare programmata — tra cui ferroptosi, piroptosi e autofagia — agendo su specifici bersagli molecolari, oltre a inibire l’angiogenesi tumorale riducendo l’espressione di VEGF-A e del suo recettore VEGFR-2.
- Blocco del ciclo cellulare e apoptosi: nel carcinoma epatocellulare (HCC), una revisione sistematica ha confermato le proprietà antiproliferative e pro-apoptotiche della quercetina, sia da sola sia in combinazione con altre strategie terapeutiche.
- Modulazione di vie di segnalazione chiave: diverse revisioni descrivono l’azione della quercetina sulla via PI3K-AKT-mTOR, centrale nella regolazione di crescita, proliferazione e sopravvivenza cellulare, e frequentemente disregolata nei tumori.
- Inibizione delle tirosin-chinasi: già a partire dagli anni ’90, la quercetina è nota per inibire target di trasduzione del segnale come le tirosin-chinasi, la protein-chinasi C e la fosfatidilinositolo-3-chinasi.
Applicazioni tumore-specifiche studiate
La ricerca preclinica ha esaminato la quercetina in numerosi tipi di cancro, tra cui mammella, colon, polmone, prostata, pancreas e osteosarcoma, con risultati descritti come promettenti negli studi di laboratorio e sui modelli animali.
L’unico studio clinico rilevante sull’uomo (Fase I)
Il dato clinico più solido resta uno studio di Fase I ormai storico: Ferry e colleghi hanno condotto un trial di dose-escalation con quercetina somministrata per via endovenosa a pazienti oncologici con tumori avanzati refrattari alle terapie convenzionali. Risultati principali:
- In 9 pazienti su 11 è stata osservata l’inibizione della fosforilazione delle tirosin-chinasi nei linfociti, confermando un’attività farmacodinamica coerente con il meccanismo proposto in vitro.
- In una paziente con carcinoma ovarico resistente al cisplatino, dopo due cicli di quercetina il marcatore CA 125 è sceso da 295 a 55 unità/ml; in un’altra paziente con epatoma è stato osservato un calo dell’alfa-fetoproteina sierica.
- Lo studio ha stabilito una dose raccomandata per studi di Fase II, ma non era disegnato per valutare la sopravvivenza o la risposta tumorale come endpoint primario — è essenzialmente uno studio di sicurezza e farmacocinetica, non un trial di efficacia.
- A dosi elevate (fino a 50 mg/kg) è stata riscontrata tossicità renale.
Nessun trial di Fase II o III specificamente dedicato alla quercetina come agente antitumorale risulta essere stato pubblicato dopo questo studio: le indagini cliniche più recenti sulla quercetina riguardano prevalentemente altre condizioni (diabete, malattie cardiovascolari), non l’oncologia.
Conclusione
Il quadro complessivo che emerge dagli studi è: meccanismi d’azione plausibili e ben caratterizzati a livello cellulare e sui modelli animali, un singolo studio di Fase I sull’uomo che mostra sicurezza e alcuni segnali farmacodinamici incoraggianti (ma non prova di efficacia clinica), e limiti pratici legati alla biodisponibilità.
Non esistono, a oggi, evidenze cliniche solide che giustifichino l’uso della quercetina come trattamento antitumorale nell’uomo.



