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La storia dell’Aloe, una pianta conosciuta da millenni

storia dell'aloe

Da secoli, o meglio da millenni, l’ Aloe è già nota in molte culture dell’Occidente e del lontano Oriente, per le sue proprietà medicamentose. Nel tempo le sue foglie e il suo gel sono stati utilizzati sia per uso interno, che per applicazioni topiche.

Esistono prove che testimoniano l’uso di questa pianta già nell’antico Egitto. La sua immagine era raffiugarata sui muri di molti templi, inoltre uno dei resoconti più completi compare nel Papiro Ebers, uno scritto egiziano che risale al 1.550 A.C. dove vengono riportate una lunga serie di ricette per l’uso dell’Aloe per la cura di molti disturbi, sia per uso esterno, che per uso interno.

l'aloe nell'antico egittoQuesto papiro non è altro che un insieme di documenti medici e folcloristici riportanti un elenco delle cause e delle cure delle malattie, attraverso l’uso di piante e riti religiosi. Un formulario contenente oltre 800 prescrizioni e la citazione di circa 700 droghe di orgine vegetale, minerale e animale.

Una tavola di argilla sumera, risalente al 2.000 a.C. è stata scoperta in Mesopotania presso la città di Nippur, nei pressi di Bagdad. In questa tavola vengono riportate un elenco di piante medicinali, tra cui anche l’Aloe. Questa testimonianza, antecedente alle date egiziane, è in assoluto la prima che abbiamo dell’impiego dell’Aloe ad uso medico.

Nell’antico Egitto l’Aloe veniva denomenita “la pianta dell’immortalità” ed esistono raffigurazioni di tale pianta sui muri dei templi che risalgono al 4000 a.C. Erano una delle sostanze per l’imbalsamazione, nei riti di inumazione dei Faraoni e veniva inoltre coltivata per uso terapeutico.

Dell’Aloe ne parla anche Ippocrate (460-337 a.C.), padre dell’odierna Medicina. Nei suoi numerosi libri di medicina ne elogia le sue proprietà antinfiammatorie, rigeneranti ed antisettiche.

La leggenda racconta che fu Aristotele a persuadere Alessandro Magno (356-323 a.C.) a conquistare Socotra, un isola al largo delle coste africane. Lo scopo fu quello di assicurarsi una grande mole di Aloe, di cui l’isola era letteralmente ricoperta, necessaria a curare i feriti del suo imponente esercito. Tanto la pianta che i suoi preparati erano all’epoca molto conosciuti; la leggenda racconta che l’Aloe contenesse l’elisir della gioventù che dava forza d’animo e curava le ferite.

Ne parla Discoride (20-70 d.C.) nel “De materia medica”, elencando le proprietà dell’Aloe come cicatrizzanti, antinfiammatorie e utile nelle infezioni cutanee.
Egli spiega inoltre gli effetti terapeutici dell’Aloe in caso di colpi di sole ed ustioni. Raccomanda l’uso dell’Aloe per la cura della pelle e dei capelli. Inoltre la consiglia per normalizzare il sonno, come espettorante, per l’ alopecia, disordini intestinali, costipazioni, emorroidi, problemi gengivali e dentari, vescicazioni e bruciature.

Plinio il Vecchio e l'Aloe
Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio, nel trattato “Historia Naturalis”, descrive le proprietà terapeutiche dell’Aloe per i disturbi di stomaco, per accelerare la guarigione delle ferite, per il mal di testa, per i problemi di stipsi, per le irritazioni cutanee e addirittura per la calvizie.

L’Aloe viene menzionata in numerosi passi della Bibbia, (Numeri, Cantico dei Cantici) e nel vangelo di San Giovanni (19.3) come componente della mistura usata per ungere il corpo di Gesù dopo la discesa dalla croce.

Nella cultura orientale l’uso medico dell’Aloe risale a molti secoli fa. Sia la medicina Tibetana che quella Ayurvedica la usano ancora oggi per i loro preparati. L’Aloe viene utilizzata per ristabilire l’equilibrio tra i tre Doshas (Kafa, Vata e Pitta) ed è soprattutto grazie alla Medicina ayurvedica se oggi disponiamo di molte informazioni sugli effetti curativi di questa straordinaria pianta.

I Templari usavano l’aloe con vino di palma e canapa, per buona salute e longevità e chiamavano tale bevanda “Elisir di Gerusalemme”.
Nel Medio Evo e nel Rinascimento l’uso medicinale dell’aloe si diffuse alle regioni settentrionali d’Europa. La celebre Regimen Sanitatis Salernitanum detta anche “Flos Medicinae”, risalente al 1060, prescriveva l’uso della polvere di aloe in miscela con altre specie per curare gli stati infiammatori a carico di occhi e testa. L’opera rimarcava anche le proprietà cicatrizzanti sulla pelle e depurative su tutto l’organismo nonché la capacità del succo d’aloe di contrastare l’incanutimento.

Cristoforo Colombo, passato alla storia come “l’esploratore del Nuovo Mondo” in un suo scritto dichiara che quattro piante sono indispensabili per l’uomo: il frumento, la vite, l’olivo e l’Aloe. La prima nutre, la seconda rallegra, la terza dà armonia e la quarta dà salute.

Mahatma Gandhi usava l'Aloe
Mahatma Gandhi

Dopo la scoperta dell’America cinque secoli fa, Cristoforo Colombo portò questo messaggio al suo re. Egli era solito curare le ferite degli uomini del suo equipaggio con l’aiuto delle foglie di Aloe, importate dalla Spagna. In seguito gli schiavi africani importarono piante di Aloe in America. Queste piante furono coltivate dagli schiavi e dagli altri immigrati nel Nuovo Mondo e grazie al suo valore medicinale l’Aloe guadagnò un’importanza crescente.

Un altra testimonianza illustre e abbastanza recente è quella di Mohandas “mahatma” Gandhi (1869-1948). Queste sono le sue parole in un intervista: “Mi chiedi quali forze segrete mi sostenessero durante i miei lunghi digiuni? Ebbene, furono la mia incrollabile fede in Dio, il mio stile di vita semplice e frugale e l’aloe di cui scoprii i benefici alla fine del XIX secolo, al mio arrivo in Sud Africa”.

In Europa i primi studi scientifici sull’Aloe Vera e in seguito anche sull’Aloe Arborescens, iniziarono intorno al 1850 per opera di due inglesi. Ma è soltanto nel 1940 e successivamente nel 1959, quando il Ministero della sanità americano dichiarò ufficialmente le capacità curative di questa pianta nel caso di ustioni, che le ricerche sull’Aloe Vera prima e sull’Arborescens poi, fecero un grosso balzo in avanti. Da allora gli studi sull’Aloe sono continuati e sono attivi in tutto il mondo.

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